- 9 Luglio 2026
- Matteo Fratarcangeli
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Musei (CI) 31 Agosto 2026
Da Dante ai giorni nostri, una riflessione sull'esistenza - Castello ore 19:00
Il toponimo Musei
probabilmente deriva dalla locuzione latina (Villa) Musei (tenuta di Museio),
cioè di un latifondo romano Museius, il cui gentilizio è realmente documentato,
sia pure non in Sardegna.
Nel 1821 Musei fu incluso nella
Provincia di Iglesias. Avviata la procedura per il riscatto la Regia
Delegazione con sentenza del Novembre 1838 riconobbe loro diritti feudali per
Lire 246. Di questo periodo abbiamo la testimonianza di Vittorio Angius: “Il
territorio di Musei è molto ristretto e quasi tutto nel piano. Si computò la
sua superficie di starelli 1384, de’ quali 150 chiusi, 116 vignati, aperti
1117, i quali si pretendeano demaniali. Sottraendoli a quel residuo starelli
500 del prato e starelli 150 della regione Su Coddu, rimanevano per le
vidazzoni e per il pascolo starelli 457. Mancando pertanto il terreno, manca a’
contadini dove esercitare la loro industria; epperò languono essi nella
miseria, e le altre case sono rovinate, altre rovinanti. Esse saranno circa
200, computando quelle che sono abbandonate per timore che cadano addosso alle
infelici famiglie; e nelle stagioni piovose parrebbe vederle nuotanti in uno
stagno di fango, dove non si può passare altrimenti che sul carro o sul
cavallo. Agricoltura. Ne’ terreni arativi del paese e negli altri che si
fittano in altri salti sogliono i musini seminare annalmente starelli di grano
600, d’orzo 100, di fave 50, di legumi 25. La fruttificazione media del grano è
al 10, dell’orzo al 18, delle fave all’8, de’legumi al 12. Si semina anche
granone, ma per la scarsezza dell’acqua che tutta usurpano quei di Domusnovas,
questa cultura vien sempre meno. Lo stesso accade sopra le piante ortensi. Se
le acque, perché mal incalanate, non si disperdessero, potrebbero bastare agli
uni e agli altri. Comechè il territorio di Musei sia di egual bontà al
limitrofo di Domusnovas, non pertanto poco si studia nella cultura degli alberi
fruttiferi, e però pochissimi (e i più tra questi peri innestati) ne son
venduti ne’predii. Anche sulle viti si usa pochissima diligenza, e le vigne,
mentre di giorno in giorno deperiscono, dan poco prodotto nella vendemmia. Consumato
quel poco bisogna bever dai pozzi, e molti né pur né giorni solenni possono
aver il piacere di gustarne, mancando di mezzi a procurarsene. Pastorizia. Nel
bestiame rude numeravansi (anno 1838) vacche 126, tori 26, pecore 22.000; nel
manso buoi 225, vacche 120, tori 30, cavalli 20, mjali 60. Non si hanno
giumenti per la macinazione, servendosi questi popolani de’molini di
Domusnovas. Quando nel 1848 furono abolite le province, Musei entrò a far parte
della divisione amministrativa di Cagliari e dal 1859 della ricostituita
omonima provincia. Sempre nel 1848 Musei aveva 621 anime; nel 1858 641. In
quello stesso anno si ha notizia della presenza di una Prima Elementare
maschile con 11 scolari e l’insegnante Venerando Milia.