Castelsilano, Villa Daino ore 21:00

Definito “Terrazza della Provincia” per la posizione di dominio sull’intera vallata del Neto (Mar Ionio) che ci permette di godere di un panorama incantevole affacciando sul mare degli Dei Magnogreci decantato ed immortalato da Omero nelle sue liriche, nonché circondato dagli imponenti monti della Sila, questo piccolo borgo permette di sperimentare la nuova filosofia di Turismo “slow” che consente di godere di momenti indimenticabili ponendo l’attenzione sui dettagli, sul contatto con la natura e la salubrità del luogo, accompagnando il turista attraverso un viaggio alla riscoperta di luoghi immersi nella natura, delle antiche tradizioni e dei prodotti tipici locali, nel pieno rispetto dell’ambiente, invitandolo a viaggiare in modo lento, consapevole e sostenibile, in risposta alla frenesia che caratterizza le nostre vite quotidiane, permettendo così di cogliere ogni straordinario particolare di questo piccolo ma incantevole borgo. Nelle nostre campagne regnano pace e tranquillità, acqua pura di sorgente ed aria salubre grazie ai maestosi boschi che circondano il borgo. Ideale per gli amanti del Turismo Verde, del trekking e delle passeggiate, Castelsilano regala scorci e panorami meravigliosi tanto da vantare il titolo di “Terrazza della Provincia”.

A breve distanza i Ruderi di Acerenthia (Km 12), il Castello di Santa Severina (Km 30), il Museo Nazionale di Crotone (Km 50), l’area archeologica di Capo Colonna e Le Castella (Km 65) sul versante ionico; il Parco della Sila con le sue splendide località di Lorica (Km 25) e Camigliatello Silano (Km 30).

Molte le attività organizzate come sagre, eventi culturali, la imperdibile e suggestiva Gara degli Asini, escursioni e pellegrinaggi. Attraverso sentieri e cammini immersi nella natura sarà certo più semplice avvicinarsi al nostro spirito più profondo. Per i più piccoli e non solo, divertenti lezioni musicali e giochi popolari. Per gli adulti cultura, arte e passeggiate immerse nella natura.

Un’esperienza indimenticabile, alla scoperta di sé stessi e da portare per sempre nel cuore!

Nasce come CASTRUM CASINI da Casìno = castello, fattovi costruire da Scipione Rota, principe di Acheronthia, barone di Belvedere Malapezza, Montespinello, Zinga, Pollignoni e Marri, intorno al 1600, il quale, essendo un abile nonché appassionato cacciatore, era solito discutere degli affari politici durante le battute di caccia organizzate nella selva che circondava il proprio territorio. Secondo una ricostruzione in parte romanzata, fù proprio in occasione di un tale raduno che il Principe invitò a parteciparvi i nobili Nicola Cortese, duca di Verzino e Franco Cavalcanti duca di Caccuri i quali tenevano la zona sotto controllo come a contenderla. Partì una cavalcata da Acherontia con in testa il principe Scipione Rota, seguito da fattori e guardiani nonché dai duchi Cortese e Cavalcanti e dal alcune amazzoni, fra le quali Ippolita Rota, sorella del Principe, e Donna Violante, duchessa di Verzino, la quale era celebre per la sua bellezza ed eleganza. Quest’ultima rivolgendosi al principe Rota disse: “Principe, perché non costruite su questo belvedere un castello? Il luogo lo merita. È bello sognare in un castello nei pleniluni o nelle notti stellate, cullati dal mormorio della pineta, sotto il soffiar leggero della brezza silana”. Fu così che il principe affascinato da quelle parole decise di far ergere un castello sulle nostre alture che divenne sua dimora estiva per ripararsi dalle calure nonché punto di riferimento durante le battute di caccia. Pian piano, attorno al castello, vennero edificate le prime abitazioni della servitù ed Acherontia fu dotata di un bollo di bronzo ove venne inciso: “Città di Acheronthia col suo casale di CASINO” (conservato ancora oggi presso la Casa Comunale di Cerenzia).

Tuttavia i primi insediamenti risalgono attorno al 1100, sebbene in una zona sottostante denominata Calamodeo, ove si ergeva la Chiesetta di San Marco, facente parte del complesso di chiese gioacchimite, oltre alle chiese di Santa Filomena, San Lorenzo e Santa Maria della Gradìa.

Castrum Casini da semplice casino di caccia del principe divenne borgo intorno al 1638 quando Acherontia fu colpita da un terribile terremoto (“…27 di marzo l’hora tra 21 et 22 del sabato delle Palme dell’anno 1628, sotto il pontificato di Urbano VIII…” così è descritto dall’archeologo Orsi) che fece crollare la piazza del paese creando una profonda voragine che determinò l’ingenerarsi di un ambiente tanto insalubre, a causa degli scoli delle acque sporche, da divenire fonte di epidemie di peste e malaria, costringendo gli abitanti di Acheronthia alla ricerca di un posto salubre in cui poter vivere, approdando alcuni sul monte “Scuzza” (oggi Cerenzia), altri nelle zone limitrofe alla costruzione del Castrum ed in particolare nelle zone oggi denominate in gergo: “ruga suttana”, “ruga suprana” e “paganelle da “pagani” .

Il clima ospitale e le sorgenti di acqua pura consentivano ai neo insediamenti di poter vivere di agricoltura e pastorizia; lo stesso principe Rota possedeva un allevamento di bestiame. Inoltre, il Principe fece impiantare diversi alberi di gelso per la produzione del baco da seta, utilizzato poi dalle abili mani delle nostre ave le quali, con l’aiuto del Telaio e l’utilizzo appunto della seta e delle ginestre, realizzavano arazzi raffiguranti scene di vita quotidiana (ancora oggi tradizione manifatturiera che viene portata avanti dalle mani esperte di alcune signore del luogo). Così gli insediamenti crebbero sempre più fino a formare un vero e proprio borgo denominato CASINO.

Intorno al 1700 venne fatta costruire, per volere del Principe Tommaso Rota e della sorella Lucrezia, la Chiesa dedicata a Maria Santissima Immacolata, che entrava a far parte della Diocesi di Acherentia, eretta canonicamente a parocchia nel 1736 dall’arcivescovo di Gerenzia Carlo Ronchi. Si conserva tutt’ora una delle campane offerte dai Rota e precisamente quella donata da Scipione Rota nel 1726, quando la chiesa era stata ultimata. La campana, fusa in bronzo, riporta un grande medaglione con incisa l’immagine di San Leonardo e la seguente iscrizione: “Jesus, Maria, Joseph ob devotionem Domini Scipionis Rota, anno fusum MDCCXXVIII, denuo fusum A.D. MCMXXXVII arcipresbitero Raphaele Durante”. Si conservano nella parrocchia altri reperti di grande valore storico ed artistico come lo Stemma papale del sec. XVII, scolpito in bassorilievo su pietra, concesso da Papa Innocenzo II (1676-1989) alla chiesa vescovile di Acherontia e poi sistemato sul portale della nostra chiesa, raffigurante la Tiara con le due chiavi papali e la pregevole acquasantiera con piedistallo in granito silano scolpito da artigiani locali. Più tardi, nel 1952, su un piccolo appezzamento di terreno in contrada “Fossa Arena”, oggi “contrada Madonnella da cui prende il nome”, venne fatta edificare, dalla famiglia Torchia, una seconda chiesetta dedicata alla Madonna della Campagna. Nel 1928 la signora Rosina Torchia trovò un’antichissima immagine della Madonna in una grotta in località “Zinnante”. Da allora meta di pellegrinaggi, soprattutto d’estate in occasione dei festeggiamenti che si svolgono la seconda domenica d’agosto di ogni anno ed avvengono in modo suggestivo. Nove giorni prima del giorno della festività, la statua della SS. Vergine della Campagna viene portata dalla chiesetta, sua dimora abituale, alla Chiesa Madre della S. Maria Immacolata dove rimane per la novena. Il giorno della festa solenne, la statua viene portata per le strade del paese, accompagnata, dalla banda musicale e da una lunga processione di fedeli con una fiaccolata. I fuochi d’artificio concludono la festa mentre la banda musicale allieta i fedeli.