Banari sorge nelle Sardegna interna, nel Meilogu, antica regione che deve il suo nome alla curatoria medievale Meiulocu, ossia “terra di mezzo”. A nord del paese possiamo ammirare il profilo del monte Maiore, mentre a sud si eleva il monte “Sa Silva”, un luogo di grande importanza naturalistica. Il territorio è inoltre caratterizzato dalla presenza di numerose sorgenti e fiumi, tanto che, secondo alcuni studiosi, lo stesso nome, Banari, potrebbe derivare da “ana’ry” ossia “sopra i fiumi”. Da sempre l’economia della zona è stata basata su attività agro-pastorali e di artigianato. Cosi come nel medioevo, ancora oggi hanno una grande importanza le coltivazioni di cereali, olive e cipolle, così come gli allevamenti di ovini. Allo stesso modo, hanno da sempre caratterizzato la cultura e le tradizioni locali le produzioni artigianali in terracotta, sia artistiche che legate all’edilizia, come tegole e mattoni. La roccia più diffusa, ancora oggi fonte di reddito e lavoro grazie all’estrazione e commercializzazione anche al di fuori dell’Isola, è la trachite rossa, utilizzata per adornare antiche e nuove costruzioni.

La Storia

 

Come attestato dai numerosi resti di antiche popolazioni, il territorio fu abitato fin dal neolitico. Ancora oggi è possibile visitare i resti di strutture sepolcrali dell’epoca, le domus de janas, conosciute a Banari con il nome di “Sos sette coroneddos“, risalenti al 1800-1500 a.C.

 

A partire dal 238 a.C. fu la civiltà romana ad occupare la zona con insediamenti abitativi e religiosi, come la necropoli pagana rinvenuta poco distante dal borgo. Sono le testimonianze medievali però che consentono di delineare con più certezza la storia del borgo, sia dal punto di vista sociale che politico. Citato per la prima volta sulla bolla papale del 1125, Banari si originò a seguito della fusione di tre nuclei (chiamati villae, a seguito della divisione di tutto il territorio sardo in epoca giudicale): Vanari (il nome dell’antico villaggio) e i centri monastici di San Lorenzo e San Michele, affidati al controllo pontificio. Fu in questo periodo che l’economia del paese trovò le sue solide radici nel settore agricolo e in quello artigianale: l’attività più importante era la costruzione di utensili in terracotta, esportati poi in tutta l’Isola. Dopo la caduta dell’impero romano, Banari fece prima parte del giudicato di Torres e a partire dal 1259, anno di morte della giudicessa Adelasia, il controllo del territorio passò alla famiglia Doria. Il dominio dei feudatari cessò solo alla fine del XVIII secolo quando in tutta l’Isola si diffusero moti di ribellione.Da vedere

 

Banari vanta un ricco patrimonio storico artistico e soprattutto naturalistico. Tra gli edifici civili e religiosi più importanti spicca il palazzo comunale, risalente ai primi decenni dell’800, situato nella piazza centrale del paese. Il Palazzo è abbellito con decori e rifiniture in trachite rossa. Di grande valore è anche la stessa piazza, da secoli conosciuta come “Sas Bovedas“ per le sue case tutte dotate di volte. Nel corso del Settecento, la piazza prese il nome di Largo Riunione, diventando il centro della vita culturale e sociale del paese. Di grande valore anche la chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire, donata nel 1113 dal giudice di Torres ai monaci camaldolesi che per molti anni ne ebbero cura. E’ a partire dai primi anni del Settecento che la chiesa inizia ad assumere le sembianze attuali mentre nell’Ottocento, durante i lavori di ampliamento della sagrestia, fu rinvenuta, sotto l’altare maggiore, una pietra sepolcrale contenente frammenti di ossa e antiche pergamene che ne attestato l’anno di costruzione. A pochi passi dalla chiesa parrocchiale sorge l’artistica facciata del Romitorio Santa Croce in trachite rossa, risalente ai primi anni del XX sec. A pochi chilometri da Banari, nella fertile vallata, si trova invece la chiesa romanica di Santa Maria di Cea (originariamente Seve), formata da un cortile recintato e circondata da alcuni edifici conosciuti come il “romitorio”. La chiesa di San Michele, in stile romanico, più volte restaurata nel corso degli anni, è avvolta tra un ricco paesaggio verdeggiante. Accessibile salendo un’importante scalinata, ancora oggi è il luogo in cui si tiene l’antica festa organizzata dagli Obrieri la vigilia del 9 settembre. L’offerta culturale di questo piccolo borgo della Sardegna ruota inoltre attorno al Museo d’Arte Contemporanea, con sede presso la Fondazione Logudoro Meilogu, un palazzo nobiliare che risale, nell’impianto originale al 1200, anch’esso in trachite rossa. All’interno sono esposti numerosi quadri e sculture di importanti artisti italiani degli ultimi anni Cinquanta. Per quanto riguarda il patrimonio naturale del luogo, di grande importanza per la loro varietà floristica e faunistica sono l’oasi faunistica di “Badde manna” e le alture di Corona Alta. Intorno al territorio di Banari si trovano numerosi nuraghi, costruzioni megalitiche in pietra che rappresentano la civiltà nuragica (Età del bronzo 1800 a.C.). I principali sono i seguenti: Nuraghe Su Crapione, costruito in pietra bianca locale; Nuraghe Sa Tanchitta, costruito in pietra rossa locale come il Nuraghe Corona Alta che deve il suo nome alla posizione dominante su una parte vastissima della vallata oggi occupata dal bacino del Bidighinzu. Da citare ancora i nuraghi Chescos, Monte Franca, Buffulinu, Farre, Domu Pabaras.

Fonte: Borghi Autentici d’Italia https://www.borghiautenticiditalia.it/